L'inconscio e il conscio nell'atto
della creazione dell'Arte *
di Rudolf Schlichter
"Scrivere su se stessi è un'impresa spinosa,
si ha sempre la fatale sensazione di compilare una scheda segnaletica
le cui indicazioni non servono ad altro che incoraggiare i nostri bravi
poliziotti culturali ad un'allegra battuta di caccia ai meno accorti.
Se mi azzardo lo stesso, lo faccio solo per il fatto che di tanto in tanto
mi sento irresistibilmente tentato di rispondere picche, in arena aperta,
ai manipolatori di opinione, benché, dopo parecchie scottature,
io sia ben conscio dei pericoli che si corrono, e benché sappia
che di solito ci si procurano, oltre a una dubbia fama, soltanto delle
brutte ferite. Non per ultima viene soddisfatta la benedetta vanità,
dalla quale più o meno siamo affetti tutti e che ci spinge troppo
spesso a rischiare inutilmente la pelle.
Allora, con che cosa inizio e come mi smaschero nel
modo più divertente e vantaggioso senza dare troppo sui nervi ai
lettori di questo autoritratto? Mi accorgo che a questo punto sorgono
alcune difficoltà. E sia! Le difficoltà esistono per essere
superate, e così comincio senza grossi scrupoli e falsi pudori.
Sicuramente Lei vuole sapere da me, per esempio, che
cosa penso facendo i quadri che conosce. Bene, nel farli il pensare è
meno di quanto presume la maggior parte degli osservatori, più
importante è invece il sentire – i quadri infatti vengono
concepiti in parte con piacere, in parte con un brivido, perlopiù
con entrambe le sensazioni. Questo sentire è al tempo stesso un
pensare; inseparabilmente legati uno all'altro, si manifestano simultaneamente.
All'inizio in realtà i quadri sono alquanto vaghi, solo eseguendo
schizzi e provando si addensano, diventano netti e assumono contorni;
nuove idee si aggiungono e pian piano si compone il tutto. Le difficoltà
proprie dell'impostazione cominciano già con le prime pennellate:
consistono in ciò che i dotti critici d'arte definiscono “l'esecuzione
formale”. In questa fase bisogna essere molto attenti a dare con
concentrazione e intelligenza la forma adeguata alle proprie sensazioni;
senza far perdere l'immediatezza, bisogna eliminare le impurità
ed evitare le prolissità, ma primariamente non perdere di vista
né il quadro originario, né l'idea che ha portato all'espressione
pittorica. In breve, bisogna mantenere vigili tutti i sensi e un lucido
stato di coscienza: essere sul chi vive con tutto il proprio essere.
Fermo - sento gridare un assolutista dell'astratto -
Lei introduce di nascosto elementi non artistici nell'atto creativo: protesto!
Che cosa c'entra l'intenzione o il messaggio; questo è pittura
di idee, ci si propone qualcosa che sta al di fuori della sensazione pura,
la quale sgorga direttamente dall'inconscio: vale a dire un cosiddetto
tema. Non ci si deve proporre di dire niente, di esprimere niente, di
illustrare niente. Il puro atto creativo è cieco, si svolge inconsciamente
e non risponde a nessuna richiesta né umana, né divina.
Piano - risponderei io a questo intervento. L'inconscio
si manifesta solo attraverso la coscienza. Non siamo assolutamente nello
stato di innocenza paradisiaca. Noi siamo consapevoli e in quanto consapevoli,
abbiamo un'intenzione. Io, per esempio, ho l'intenzione di rappresentare
l'uomo e con lui il cosmo nel quale vive e che è caduto insieme
con lui, di rappresentarlo in tutta la sua contraddittorietà, in
tutto il suo tormento, in tutta la sua elevazione. Dare delle riproduzioni
delle immagini, ma trasformate attraverso il filtro dell'anima. Per quanto
siano limitati i modesti mezzi della pittura, cerco di rendere visibile
la condizione umana. Non ho né l'ambizione di brillare, con un
ormai rancido “épatez le bourgeois”, davanti a un fittizio
pubblico rivoluzionario, né il desiderio di rianimare con eccentricità
strabiliante il pubblico dei palchi completamente intorpidito. Il mio
interesse è unicamente il problema scottante per tutti: l'uomo
del nostro tempo. Perciò gli esperimenti formali per me non sono
fine a se stessi, ma solo il mezzo per arrivare ad un messaggio convincente.
Lascio ai miei contemporanei che cercano come me una nuova interpretazione
il giudizio su quanto io sia riuscito con i miei quadri."
Rudolf Schlichter, 1949
* Il saggio fu pubblicato
con il sottotitolo Pensieri, sensazioni e immagini - Su me stesso e
i miei intenti, corredato dalla riproduzione del disegno a china "Apollo
ritorna", sul Nürnberger Nachrichten, n. 154, 1949, pag. 21,
nel settore Cultura e Intrattenimento, insieme ai contributi Desiderio
del governo di Sua Maestà di Bertold Brecht e Il canto del
mondo di Jean Giono.
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