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Stelle degli Anni Cinquanta
7 febbraio - 20 marzo 2004

Presentazione di Matteo Codignola

La prima volta che ho visitato l'archivio Arborio Mella ho fatto l'unica cosa possibile, davanti a un fondo di centomila immagini: ne ho cercato una a caso. Vediamo, mi sono detto estraendo dal mucchio la cartella «navi», se trovo una foto di Genova nella sua età aurea, quella dei grandi viaggi transatlantici. Ero vagamente rassegnato a disseppellire qualche istantanea di signore in lamé sul ponte lance del Conte Verde, e invece no. Al primo tentativo, mi sono ritrovato per le mani una foto della Stazione Marittima – l'austero ma sontuoso edificio Novecento da cui ci si imbarcava, appunto, sui transatlantici. Fin qui, tutto normale, non fosse che, ormeggiato a qualche metro dalla banchina, c'è l'unico oggetto capace di restituire fino in fondo il sapore dell'epoca: un idrovolante passeggeri di linea. In altre parole, l'immagine perfetta.

Poteva naturalmente essere un caso, e ho deciso di provare con qualcosa di più difficile: per qualche misterioso processo associativo, mi è venuto subito in mente un nome, quello di Nicola Pietrangeli. Qui le possibilità erano virtualmente infinite, o quasi. La cosa più probabile era trovare scatti di un match di Wimbledon, o del Roland Garros, o magari di una finale di Davis, mentre la foto giusta avrebbe dovuto ritrarre Nick nel suo stadio, il Foro Italico, mentre si esibiva nel suo colpo, il rovescio. E l'archivio mi ha restituito esattamente questa foto, arricchita di particolari significativi che non avevo previsto – come gli spettatori sugli spalti, scarsi, sudati, ma composti, con facce e vestiti che raccontano alla perfezione la Roma, e l'Italia, degli anni Sessanta.

Un archivio cartaceo è molto diverso – fortunatamente per alcuni versi, malauguratamente per altri – da un suo equivalente digitale. All'interno di quest'ultimo si possono condurre ricerche anche molto sofisticate, e a qualcosa prima o poi si arriva. Navigare fra centomila stampe può invece essere un'esperienza sgomentante, e soprattutto infruttuosa. Se non lo è, i casi sono due: o il fondo era in origine straordinariamente ricco, o chi lo ha trasformato in archivio ha svolto un lavoro di prim'ordine.

Gina LollobrigidaCredo che in questo caso siano vere entrambe le cose. Quando nel 1974 rilevò i fondi dell'Associated Press, con cui aveva a lungo collaborato, Federico Arborio Mella certamente sapeva di aver messo le mani su un autentico tesoro iconografico. E il lavoro suo prima, di sua moglie Frichi in seguito, consentono oggi risultati di cui questa mostra, interamente dedicata al mondo del cinema e dello spettacolo degli anni Cinquanta, va considerata solo un primo esempio.

Anche qui, come è facile notare, si replicano a ogni immagine le esperienze descritte più sopra. I nomi di Audrey Hepburn, Kim Novak o Fellini possono suonare consumati dall'uso, e la speranza di imbattersi in qualche scatto inedito risulta, in partenza, molto flebile. Ma chi visita questa mostra avrà, a riguardo, parecchie sorprese: Pietro Germi a bordo di un'auto fantascientifica; Rock Hudson in tenuta da aviatore contro un fondale dipinto iperrealista; la Lollo agli albori della sua brillante carriera di fotografa, che regge (a stento) un immane teleobiettivo. Insomma, viste in sequenza queste immagini suscitano vari tipi di nostalgia - la più potente (e la più produttiva) delle quali è quella per gli anni non così lontani in cui il fotogiornalismo riusciva spesso a essere, senza minimamente pretenderlo, un'arte minore.

(Matteo Codignola, gennaio 2004)

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