Leone Lodi

(Soresina 1900 - 1974)

BIOGRAFIA

Nato a Soresina (Cremona) il 14 ottobre del 1900 da una famiglia di artigiani della pietra, dopo aver trascorso l’infanzia in Canton Ticino (Svizzera), tornò in Italia e approdò a Milano che divenne presto la sua città. Allievo di Adolfo Wildt imparò a plasmare immagini intense, corpi solidi nello spazio, gesti minimi e assoluti.

Dopo il primo importante incarico in via Caradosso cui lavorò accanto all'architetto Agnoldomenico Pica, passò nei cantieri della Borsa e di via Meravigli. Pica, nel 1930, lo coinvolse nel concorso per le porte del Duomo di Orvieto.

Lodi coltivò l’ambiente delle gallerie, non trascurando una scultura intima, frutto di ricerche inesauste sui temi, le forme, le tecniche.

Nel 1932, Carlo Carrà lodò, sulle pagine de «L’Ambrosiano», la sua Donna dormiente, gesso presentato in Permanente per la terza Mostra del sindacato regionale fascista belle arti di Lombardia. Arturo Martini lo apprezzava per la sua umanità scevra di ogni retorica.

Soggetti di natura così toccante attraessero un pubblico privato, famiglie della Milano borghese che gli affidarono le sculture per i sepolcri del Cimitero Monumentale.

Leone visse, nel 1933, l’esperienza straordinaria della V Triennale, raccogliendo varie richieste: fontane, rilievi, sculture, decori e corredi.

Mario Sironi divenne il suo compagno di viaggio. Misero mano insieme a vari progetti, come la fontana dell’Impluvium per cui Lodi siglò la figura di donna seduta all’apice di una colonna.

Nel 1936 tornò ancora alla VI Triennale; vi realizzò un rilievo per l’ingresso del padiglione nel parco firmato da Giuseppe Pagano.

Alla Mostra dell’arredamento si ritrovò invece con Pica e anche con Osvaldo Borsani.

Nel 1937 ricevette la commissione per un rilievo imponente, da 21 metri quadri, L’Italia costruttrice, per il padiglione italiano all’Expo di Parigi.

Per la Mostra del tessile internazionale, del 1937, portò a termine gli incarichi ricevuti dalla Snia Viscosa, azienda leader nella produzione delle fibre sintetiche. Al suo timone c’era Franco Marinotti che gli aveva chiesto di scolpire i colossi di pietra per l'ingresso monumentale dello stabilimento a Torviscosa.

Alla fine degli anni Trenta, Leone era diventato uno degli scultori più in vista del paese. Lavorò, sempre a Milano, per la sede del Gruppo Fabio Filzi, progettata da Eugenio Faludi, per il Palazzo di Giustizia di Marcello Piacentini, per la nuova sede dell’Università Bocconi di Pagano.

Quando, nell’agosto del 1943, i bombardamenti ridussero in macerie il suo studio di via Copernico Lodi decise di tornare a Soresina, tenendo Milano come base per i rapporti col mondo dell’arte e dell’architettura. Basti pensare al cantiere del Teatro Manzoni coordinato da Alziro Bergonzo e ai rilievi per i palazzi delle Generali, per cui scolpì i celebri leoni.

Leone Lodi morì il 13 settembre del 1974. Una dedica di Pica su una vecchia fotografia dice tutto dell’affetto e della ammirazione che aveva raccolto negli anni. «A Leone Lodi animatore di volumi nello spazio, suscitatore di miti nella materia».

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