Bresciaoggi, 10 gennaio 2013

«Bruno Munari e l'invito al gioco»

di Giampietro Guiotto

2013 01 10 bresciaoggi munari

[...] Il fine dell'intellettuale-artista – e lo dimostrano altresì la cinquantina di opere della mostra bresciana, tra cui l'oscillante rete metallica «Concavo-Convesso», appesa al soffitto e percorsa da una luce che produce costantemente un'ombra casuale, i numerosi «Gruppi di forme e colori in movimento», persino le «Forchette parlanti» – consiste nella visualizzazione di forme che provocano un gioco di equilibri instabili, di capovolgimenti della funzione, di inversioni e ribaltamenti delle relazioni visive tra gli elementi diffusi nello spazio, liberalizzando altresì l'arbitrario legame tra significante e significato. L'intento dell'arte di Munari è quello di produrre ipotesi provvisorie di pensiero, di mostrare che ogni forma o cosa può essere vista anche in altri modi e assumere, dunque, infiniti significati; pertanto, la funzione dell'arte consiste nel provocare relazioni mentali e visive e nello sviluppare la fantasia, che, nell'aumento della conoscenza sensibile, razionale ed intuitiva, genera sorpresa. Il sorriso, infatti, provocato dalla futilità delle sue opere, come per esempio la cartacea «Scultura da viaggio», presente in mostra, contagia indistintamente il bambino, l'adulto e il vecchio, incantati dalla leggerezza della visione e dell'essere.

Con l'arte di Munari, ognuno accetta l'invito al gioco, sospende e dimentica il proprio tempo contingente per abbandonarsi al piacere di essere giocati dalla forma.

Giampietro Guiotto, Bresciaoggi, 10 gennaio 2013

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