31 Agosto 2004

Lavoro manuale con la testa - I collage di Franz Roh

di Florian Sundheimer

Sebbene i primi collage dello storico d’arte Franz Roh (1890-1965) risalgano a ben prima del 1945, passano decenni prima che i suoi lavori di artista vengano presentati ad un pubblico abbastanza vasto. Nel 1961 ha luogo un’esposizione di sue opere nella rinomata galleria Otto Stangl a Monaco. Già dopo l’esecuzione dei primi collage nel 1923 però, la possibilità di portare avanti un’attività artistica autonoma deve aver colpito Franz Roh, spronandolo a creare altri lavori. In questi, dal felice gioco di libere combinazioni di modelli da lui trovati già pronti e utilizzabili, scaturisce quello stupore che coglie davanti ad accostamenti nuovi e inattesi.

Figlio di un industriale tessile, nato ad Apolda (Turingia) nel 1890, Roh aveva già davanti a sé una carriera di successo come scrittore e soprattutto come storico dell’arte; tra il 1915 ed il 1919 aveva studiato a Monaco presso il famoso Heinrich Wölfflin.
Nel 1925 appare il suo libro Postespressionismo - Realismo Magico, nel quale introduce il concetto di “Neue Sachlichkeit” (Nuova Oggettività), che doveva dare il nome ad un’intera epoca.

Un anno dopo inizia un intenso scambio epistolare con Max Ernst. Una delle prime fondamentali ricerche sulla fotografia sperimentale, alla quale egli stesso si dedica attivamente dal 1923, appare nel 1929.
Pensati in origine forse solo come “esercizi per le dita” nel vero senso della parola, come attività manuale, come divertimento e gioco, i collage di Roh sviluppano una loro dinamica propria. È possibile distinguere tre gruppi di collage che si presentano con caratteristiche differenti: quelli che utilizzano incisioni su rame risalenti per lo più al XVIII secolo; collage ottenuti con xilografie da giornali illustrati del XIX secolo; e un terzo gruppo che impiega foto di giornali posteriori al 1945.

Il motivo iconografico della mano rappresenta il filo conduttore, il basso continuo della presente esposizione.

La mano agisce, opera. È attraverso il suo tastare, afferrare, modellare, colpire, proteggere, che noi comunichiamo. Essa esegue quello che la testa propone. Essa è uno degli elementi centrali di collegamento tra noi ed il mondo.

Nei collage di Roh la mano agisce come se provenisse dall’esterno, mostruosa, divenendo l’attore e l’intruso di una scena. Il quadro si trasforma in un laboratorio nel quale l’artista entra in azione per mezzo della sua lunga mano. Viene così illustrata in maniera impressionante la nascita di un collage, lo spostamento in qua e in là dei singoli elementi. Anche noi come osservatori possiamo immedesimarci nell’accaduto, tuttavia non possiamo interpretare quanto abbiamo visto; non sappiamo cosa accade nel quadro.

La possibilità dell’intromissione si trasforma in illusione. Noi vediamo tutto, e però non comprendiamo nulla. Le mani possono essere poi interpretate anche in altra maniera: esse operano in un certo qual modo come sezionate: ormai separate dall’intelletto, è da sole che esse conducono il loro gioco nel quadro. Per quanto poi ogni singolo elemento di esso possa venire concretamente nominato o anche conosciuto, è solo attraverso la loro combinazione che si genera una magia; e questo nonostante, o proprio a causa del loro realismo.
I paralleli tra l’uso dei vocaboli nella composizione dei testi e gli elementi d’immagine accuratamente ritagliati a mano hanno sicuramente stimolato Roh a ideare sempre nuovi lavori. La coerenza con cui egli indaga l’essenza del collage lo qualifica già come artista di alto rango; il fatto che poi egli non rinneghi le sue radici, che affondano negli studi storici e nelle esplorazioni intellettuali, gli fa ancora più onore e rende i suoi collage così ricchi di inesauribile forza di suggestione.

Florian Sundheimer, agosto 2004

Il testo è pubblicato in Franz Roh. La mano, catalogo della mostra, Galleria dell'Incisione, Brescia 2004

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