5 Giugno 2020

Domande all'artista: Giorgio Maria Griffa

di Giorgio Maria Griffa

Per tutta la durata della mostra Cetacea 2, fino al 15 luglio 2020, i visitatori potranno rivolgere a Giorgio Maria Griffa domande sulle sue opere a cui lui risponderà per iscritto. Aggiorneremo questa pagina con le nuove risposte man mano che le riceveremo.

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Domande e risposte

(ultimo aggiornamento: 26 giugno 2020)

Volevo sapere se alcune righe bianche (ad esempio quelle che sono sul muso di Seascape) le fai graffiando la superficie dove hai già steso il nero. Oppure, se usi sempre solo il pennello bianco, come fai a fare delle righe così precise e nitide?"

— Filippo

Prima di iniziare il lavoro uso un prodotto (vedi la risposta alla domanda "Come fai a fare il bianco sul nero con gli acquerelli?”) che si chiama in genere masking fluid,

Masking fluid

Però, considerata la finezza delle linee, in questo caso adopero una tradizionale penna con pennino per tracciarle. Le cancellerò alla fine con una gomma morbida.

Penna

Che cosa ti ha ispirato l'acquerello con la balena che salta col balenino?

— Carlo, 11 anni

Ho visto delle foto di queste due balene, non ricordo dove, che per creare l’illusione che stiano volando le hanno sì messe a 8/10 metri da terra ma tenute lassù da brutti pali belli grossi, che tolgono tutta l’illusione del volo.
Così ho pensato di liberarle dai piloni: ora volteggiano tranquille...

Qual è l'animale che ti piace di più disegnare (oltre alle balene)?

Il corvo.

Quanto ci metti a fare una balena?

— Sebastiano, 10 anni

Dipende dalle dimensioni del foglio che ho deciso di usare: grande foglio, grande balena.

Quante balene hai fatto?

— Nicolò, 11 anni

Dopo il mio primo acquarello, questo, ne ho dipinti altri 2500.
Non so quante balene però. Hai ragione, oggi comincio a contare le scansioni.

Come fai a fare un nero così brillante?

Una spiegazione banale ma autentica è la seguente: do “due mani” di nero... Il nero è il Lunar Black di Daniel Smith.

Come fai a fare il bianco sul nero con gli acquerelli?

C’è un prodotto, ma tutte le ditte che preparano gli acquarelli vendono un un liquido simile, che serve per mascherare le zone che vuoi lasciare bianche. Non devono essere troppo grandi, però. Col pennello passi questo liquido gommoso dove hai bisogno che quello spazio resti bianco. Lasci asciugare bene e poi inizi a dipingere il tuo acquarello. Questo liquido non si scioglie con l’acqua, così quando hai finito il tuo lavoro, ben bene asciutto, passi con un gomma morbida sui punti che avevi coperto con il liquido gommoso. Ed ecco apparire, bianche, le parti che avevi protetto col fluido.

Perché hai scelto di fare tutte le balene in bianco, nero e grigio?

Perché il pigmento nero che uso abitualmente mi permette effetti che con gli altri neri non riesco a ottenere.

Puoi farci una tabellina tassonomica semplice semplice sui cetacei?

Nel caso ci fossimo dimenticati...
La tassonomia è la disciplina che si occupa della classificazione gerarchica di esseri siano viventi o anche inanimati.
Tassonomia
Cetacei

Come fai a fare l'effetto di una sezione al microscopio? (riferito al cielo di Skele)

Poso il foglio su una tavola leggera ma resistente e ne alzo un lato con una una piccola catasta di libri alta un 30 cm circa. Così la tavola con sopra il foglio è abbastanza inclinato. Poi con un vecchio contenitore Glassex pieno d’acqua spruzzo, partendo dall’alto, la parte del foglio che mi interessa dopo aver protetto le altre parti con nastro adesivo speciale. L'acqua scenderà, scivolando lungo il foglio.
Pennello HakeOra con un pennello Hake, grondante nero, lascio cadere il nero, cominciando dall’alto, sul foglio, mentre l’acqua scende lungo il piano inclinato. Da qui tutto può accadere. Con il pennello muovo il nero che scende fino alla base del foglio mescolandosi con l’acqua. Lascio che le cose seguano il loro corso per un paio di minuti, spruzzando ogni tanto dell’acqua dal Glassex e poi esco dalla stanza. Tornerò quando tutto sarà asciutto per vedere se la manovra è riuscita o si deve rifare tutto.

Giorgio Maria Griffa, Skele, acquarello
Giorgio Maria Griffa, Skele, acquarello, 2018

Per favore vorrei conoscere le caratteristiche della carta che usa.
Grazie mille per la sua disponibilità e per le emozioni intense che le
sue opere suscitano. (Claudia)

2° sec. A.C. In Cina già usano la carta. Dall’Oriente tramite gli arabi arriva in Spagna poi in Sicilia. In Italia troviamo una cartiera a Bologna prima del 1200.

Queste poche e poco precise righe si riferiscono a carta fatta a mano da bravissimi cartai ancora con l’aiuto di macchine inventate intorno al '700.

Quella che uso viene dall’India ma mi serve solo per alcuni lavori meno precisi, più liberi.

Di solito adopero carte fatte a mano-macchina come Arches o Fabriano che ripetono la tecnica della carta a mano però con macchine che possono realizzarne quantità maggiori.

Ormai la qualità di queste carte è altissima.

Le balene sono dipinte su fogli di carta prodotti da cartiere a mano-macchina e il risultato lo vedete.

Cosa si usa per ottenere un foglio di carta?

Stracci di cotone, lino, canapa, iuta.

Dopo una prima cernita, vengono tagliati in piccoli pezzetti, quindi ‘cotti’ in presenza di soluzioni diluite di alcali (calce, soda ecc.) che agiscono da sgrassanti e da decoloranti.

Il prodotto della cottura a questo punto viene sfilacciato in acqua dalle famose “macchine olandesi”.

Raffinatore olandese

La forza motrice, un tempo, era data da una ruota da mulino. I Moulins à Papier.

Oggi ci sono decine di Moulins à Papier in Europa che producono totalmente a mano delle ottime carte per artisti.

Le fibre devono essere 'fibrillabili', in grado cioè di formare un foglio per effetto dell’autocoesione.

Per fare un foglio di carta occorre che le fibre cambino il loro stato e le loro qualità, bisogna che con l’acqua diventino un impasto liquido.

In questa sostanza semiliquida, nel procedimento a mano, viene immersa la "forma", una sorta di setaccio, poi lo si estrae scuotendolo piano lateralmente ed avanti e indietro.

Setaccio

Da questo momento inizia a formarsi il foglio di carta.

Sono la forma e le dimensioni del setaccio a determinare il formato del foglio.

Quando l’impasto liquido viene scolato, il legame tra le fibre si deve proprio alla presenza delle fibrille, che, come piccoli tentacoli, si afferrano strettamente alle fibrille vicine. Un livello ancora più invisibile mostrerebbe un processo elettrochimico in cui intervengono legami di idrogeno.

Il setaccio scola via l’eccesso ma quel che rimane è un foglio di carta ancora gonfio d’acqua che, a questo punto, viene depositato, a faccia in giù, su un feltro. Queste operazioni richiedono un'abilità straordinaria e vengono eseguite da due persone: il primo immerge la forma, diciamo il setaccio, nell’impasto, la solleva, la scuote leggermente e poi la passa al secondo che, afferratola con una tecnica e un movimento speciale, posa il foglio sul feltro.

Dunque, ciò che dà il tocco, che conferisce alla superficie di un foglio la sua propria ruvidezza è il feltro.

La grana più grossa si definisce Rough, ruvido, in cui è solo il feltro a creare questo effetto, lasciando alle fibre il tocco naturale, non modificato da nulla. La superficie del foglio, così, è il “ricordo” del suo contatto con il feltro.

Ed ecco, per risponderti, i tre tipi di carta a tua disposizione:

Carta satinata o pressata a caldo o “hot pressed” o HP

Con il termine “carta pressata a caldo” si indica un particolare passaggio del processo di produzione della carta per acquerello.

Durante la fase in cui la polpa viene stesa e distribuita per creare i fogli, i rulli utilizzati vengono scaldati e comprimono ad alta pressione l’impasto.

Questo produce una carta liscia, senza irregolarità sulla superficie dovute alla presenza di fibre.

Carta a grana fine o pressata a freddo o NOT

Nel caso della carta pressata a freddo, i rulli utilizzati per la stesura dell’impasto e della creazione dei fogli hanno una bassa temperatura e quindi la superficie non viene alterata come nella carta satinata.

I rulli utilizzati sono ricoperti di feltro. La pressione applicata sull’impasto e il processo di asciugatura determinano la granularità del risultato finale, che viene definito generalmente a grana fine.

Carta a grana grossa o ruvida o Rough

La carta a grana grossa è quella che presenta la superfice più irregolare e dove sono ben visibili le fibre di cotone utilizzate.

L’impasto viene preparato nella forma e misura di foglio desiderato e viene steso per rendere la distribuzione della polpa omogenea.

In questo caso però l’asciugatura non viene effettuata attraverso macchine, ma la carta viene lasciata asciugare all’aria e questo processo non altera le fibre di cotone presenti sulla parte superficiale del foglio.

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