Whipart, 20 ottobre 2008

«Follie o proverbi secondo Goya»

di Piera Cristiani

Alla Galleria dell'Incisione di Brescia, inaugurata una mostra con fogli di Goya del ciclo Disparates, in vendita.

La Galleria dell'Incisione di Brescia è una galleria storica. Lo si respira entrando perché sembra quasi di essere nel salotto della sig.ra Chiara Fasser che si dimostra essere una fantastica padrona di casa. Un bel salotto con la sesta delle nove edizioni delle Disparates di Goya. Un'edizione postuma, del 1916 per la precisione, stampata in 50 copie (di solito ne facevano 100), dalla Stamperia di San Fernando.
La serie è di 18 fogli. Parto a guardare e mi accorgo di andare nella direzione opposta al "percorso ideale orario", quando la Signora molto gentilmente mi dice che in effetti le suggestioni artistiche ed i percorsi da seguire sono sempre molto personali.
Ormai ho fatto la figura e finisco il giro, il secondo lo faccio nella direzione giusta.
Il tratto è proprio quello di Goya, con la grande influenza del tanto amato Piranesi di cui era stato collezionista. Il fascino della bruttezza di questi esseri-animali è incredibile: i tratti sono sicuri e definiti nel caratterizzare dei volti mostruosi che alternano il ghigno ed il riso crudele, allo spavento più nascosto nell'animo umano. La Sig.ra Fasser dice che mai come ora trova attuale il tema della follia da portare in mostra, che Goya già alla sua epoca aveva saputo tradurre l'animo umano nel suo inconscio più fastidioso e definito. Ci penso. Cerco dei volti noti nel Disparate Femenino o nel Disparate de Carneval e vengo letteralmente rapita da Modo de Volar, in cui degli uomini goffi, con ali da pipistrello e molto grandi, sono raffigurati in orbita.

Penso che in effetti la vera paura sia affascinante, la mostruosità muova le curiosità degli animi avidi di conoscenza conte il mio, e viene da essere cinici nel dire che è un peccato che la nostra cronaca non sia così esteticamente curata, che la follia di oggigiorno sia sempre meno legata alla fantasia ma a una realtà tanto poco intrigante. Torno sulla terra. Sono assorbita in queste immagini e la Signora mi accompagna a vedere tre artisti tedeschi di inizio secolo (la Galleria ha stretti rapporti con l'area mitteleuropea): Max Klinger, estremamente tragico e decadente; Richard Müller che usa una fortissima nota sarcastica nella raffigurazione e Otto Greiner di cui salta agli occhi l'opera Oh Italia, raffigurarne entità mostruose che spaventano e dileggiano di chiara influenza del nostro protagonista.
Un percorso di prosopopee della follia in varie forme (molto interessante anche Disparates de Bobo e Follia della Stupidità, con questo semi-uomo che sembra un nano gigante e danzante) legate allo studio profondo della paura, della cattiveria, del dileggio, della mostruosità ed accompagnate dalla fantasia che ha contaminato anche il fumetto di matrice gotica e fantasy.
Francamente sono un soggetto che subisce sempre molto il fascino della follia (non si spiegherebbe la mia disastrosa vita sentimentale) e del brutto inteso come imperfezione, asimmetria, difetto (cosa che mi consente di essere più in pace con me stessa). Trovo la linearità assolutamente noiosa e poco stimolante. Ma che indagini faceva Goya sull'animo umano, ai suoi tempi, senza la psicanalisi, per cogliere questa magia in cui noi ci proiettiamo e crediamo? Come riusciva a sviluppare questa sensibilità? Che poteri aveva?
Fino al 3 dicembre alla Galleria dell'Incisione a Brescia in Via Bezzecca 4.

Piera Cristiani, Whipart, 20 ottobre 2008

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