14 Gennaio 2006

«Francesco Fedeli. Impressioni di Russia»

di Pietro Feroldi

Se il pittore con senso di modestia ha voluto chiamare questa sua rassegna «Mostra di impressioni di Russia», il visitatore dovrà subito convincersi che il valore delle opere esposte supera di gran lunga il limite solitamente assegnato alla impressione, parola d’accatto che serve troppe volte a coprire pietosamente un mondo di incapacità. Quante opere possiamo qui vedere nella trama dell’acuto segno dell’inchiostro, o illeggiadrite dall’acqua tinta, o svelate nella profondità dell’olio e della tempera, hanno risonanza di vita interiore di un mondo nel quadro infinitamente tragico di un cataclisma storico.

Il narratore non ha incominciato né finito questo racconto di un soggetto d’epopea turbinante o solennemente immoto, ma noi ne avvertiamo ugualmente la grandezza senza distinguere ciò che l’ha preceduto o seguito. Ecco nello sfondo la steppa coi suoi prodotti di cose e di uomini carica di leggenda. Eccone i protagonisti: il corso dei fiumi, l’eterno silenzio di una vegetazione senza frutto, sopra ogni cosa l’incombere di quell’immensa solitudine che è al fondo del mondo slavo.

Di questo mondo il Fedeli è interprete di rara efficacia. Quelle immagini che noi abbiamo creduto di ricreare ai nostri occhi nei temi letterari, qui sentiamo per opera sua di toccare con mano. Servito da una capacità disegnativa rapida e penetrante, sicuro nella sintesi prospettica, pronto a sondare la profondità dei toni, emotivo come può esserlo un temperamento vibrante e indagatore, egli ci dà rapide visioni di guerra, di costumi, di tipi e del paese che ne è l’anfiteatro con la estrema capacità dell’interprete e del traduttore. Il pubblico che ha creduto in altra non lontana occasione di trovare motivo di interesse per certe visioni russe di sola superficie portando oro e incensi all’improvviso idoletto, apra gli occhi sopra questo spettacolo di genuina bellezza: «Donne sul Don», «Paesaggio di Millerowo», «Tramonto russo», «Steppa ucraina», «Paesaggio a Tarassowka», «Ragazzo russo», per fermarci a qualche citazione, rappresentano altrettante opere d’arte che qualunque galleria potrebbe dirsi orgogliosa di possedere.

Pietro Feroldi, Il Popolo di Brescia, 10 giugno 1944

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