Giornale di Brescia, 4 novembre 2004

«Franco Fanelli "L’ospite segreto" dell’Incisione»

di Fausto Lorenzi

Davy Jones, il nero demone della baleniera Pequod del "Moby Dick" di Melville; "Il Negro del Narcissus" di Conrad, di cui si dubita che sia un malato o un mistificatore, e la cui "insania" incombe, tra incubo e pietà, sulla nave; Tom Corbin, il nero d’eroica rassegnazione al destino della "Locanda delle streghe" di Conrad. Il nero come fantasma letterario è «L’ospite segreto» (un titolo conradiano) della mostra di acqueforti, oli e acquerelli di Franco Fanelli alla Galleria dell’Incisione. Fanelli è docente di Tecniche dell’incisione all’Albertina di Torino e s’occupa d’arte contemporanea per il Giornale dell’Arte. Dalle incisioni anni ’80 ai recenti "ritratti neri", la ricerca di Fanelli diventa la sublimazione avventurosa di varie tecniche, tra finitezza di estrema meticolosità, di fiero realismo, e addensamento ambiguo che genera la carica visionaria. È vivida, insolente la sensibilità fisica, corporea: s’affacciano in sprazzi di luce bruschi, febbrili, già prossimi a una livida consunzione, anche eroi neri americani di pugilato, rugby, wrestling, hip-hop, che incarnano le energie primordiali e gli istinti più vitali dell’uomo. Qui Fanelli pare alludere anche alla tradizione di realismo americano, attento allo sport, da Eakins a Homer, da Bellows a Sloan. La sfida eroica della letteratura coi fantasmi della psiche, coi turbamenti oscuri e con l’Ignoto, è diventata spettacolo nella mitologia contemporanea. Ma le smorfie intense nel gonfiarsi dei reticoli sanguigni, nel tendersi delle fibre nervose e nel sedimentarsi di chiazze e rughe, recano pur sempre un retaggio di misteriosa terribilità. Il "lume oscuro" di questa maniera nera non è infatti solo pittorico, ma d’allegoria psichica, e i ritratti fisiognomici si ribaltano in apparizioni fantasmatiche, allucinatorie. È l’abilità di Fanelli, il movimento interno della materia e del segno: queste facce lottano con forza selvaggia, palpabile, per "sgorgare" da una materia che si corrompe, da una luce che si fa cupa e agonizzante. (f. lor.)

Fausto Lorenzi, Giornale di Brescia, 4 novembre 2004

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