Bresciaoggi, 5 novembre 2004

«L’ospite segreto dalla pelle nera»

di Mauro Corradini

Tom Corbin, Davy Jones e altre storie: gli acquerelli e le acqueforti di Franco Fanelli

Il pittore torinese espone alla galleria dell’Incisione di Brescia

Franco Fanelli è scrittore, oltre che pittore, abilissimo acquerellista, straordinario incisore; presentandosi con un testo pieno di suggestioni letterarie, utilizza il medesimo rigore e la medesima forza stilistica dei suoi acquerelli, delle sue acqueforti. Fin dal testo emerge un mondo di personaggi, protagonisti prima letterari, poi di pagine di pittura; sono figure che vengono dalle lontane parole di una letteratura, forse ormai trascurata dai più giovani lettori. In questi volti che Fanelli traccia, si ritrova Tom Corbin, Narcissus, dall'omonimo racconto di Conrad, Davy Jones, ritrovato tra le righe del Moby Dick, proposto da Fanelli (poteva non essere così per un torinese?) nella eccezionale traduzione di Cesare Pavese. Una letteratura marinara che guarda agli uomini, intravede le sconfitte e i naufragi di una civiltà linguistica che sta avanzando, espressa alla fine dell'Ottocento; tale mondo viene riproposto attraverso l'attualità dei volti che il pittore trae dalla individuale emozione, dalla fantasia che interpreta le parole, dalla individuale forza di penetrazione, oltre le parole, quando narrare era lo scopo ultimo del romanzo.

L'elaborazione che l'artista compie porta in campo un universo di volti di personaggi dalla pelle nera, la «fisionomia negroide». Recuperata dal pittore torinese, consente un approfondimento che forse non sarebbe possibile in altro contesto, al di là delle retoriche recenti, dal momento che in quei volti l'artista intravede «l'opportunità di applicare alla figura umana quanto andavo ricercando in alcune piccole prove sul paesaggio fantastico». E' lo stesso Fanelli a sottolineare la convivenza tra segno calcografico e materia, una materia densa e carica di stratificazioni emotive, a volte ottenuta sulla lastra con il sapiente uso della «maniera nera», a volte ottenuta all'acquarello dalle sovrapposizioni che infittiscono la trama dei bruni fino all'esplosione del nero più cupo.

Opera importante e testo significativo, quelli di Fanelli; perché disvelano al lettore come la ricerca evocativa che lo porta a contatto con i personaggi senza volto della letteratura si tramuti cammin facendo in tensione espressiva; e la verità letteraria e sociale di quei lontani protagonisti di tante letture giovanili divengono il volano per un viaggio coraggioso nei meandri di quella fertile materia costituita dall'iconografia desunta con l'acquaforte e con l'acquerello. Allora Narcissus e Tom Corbin e Davy Jones, demone marino, non sono più gli interpreti di un sogno di libertà che quei viaggi eroici indicavano (il sogno di Ulisse sulle nuove spiagge di un mare moderno), ma i protagonisti di un viaggio, più periglioso e affascinante, nell'universo dello stile, che riesce a tradurre in verità leggibile il sogno dei poeti. Che non è cosa da poco, in un periodo storico così povero di sogni. L'ospite segreto è la chiave per entrare in un universo in cui la verità non è declamata, ma emerge in virtù del sogno poetico.

Nei due filoni che Fanelli propone, da un lato l'acquaforte, dall'altro l'acquerello, l’artista si dimostra consapevole di un uso linguistico che esce dai dettami della scuola senza scontrarsi con la tradizione. Anche lo stile, in Fanelli, partecipa del dissidio che i tempi trasmettono: all'idea di viaggio senza approdi di un'arte alla ricerca di appigli di conoscenza, Fanelli sovrappone (senza cancellare troppo) un'arte suggestionata dall'idea di mistero, un'arte aperta allo stupore, pronta a cogliere l'infinita varietà della vita («ci sono più cose in cielo e in terra», ammoniva cinque secoli fa Amleto, parlando con l'amico Laerte, filosofo). Approda dunque a quell'incanto, che è proprio di un'arte che pur non affidandosi alle coordinate conoscitive per esaurire il proprio compito, trova in questa peculiare forma di suggestione una liceità d'esistere, che è bene cogliere.

Mauro Corradini, Bresciaoggi, 5 novembre 2004

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