15 Gennaio 1996

I miei ex libris

di Franz von Bayros

Perché la mano che così spesso ha preso la matita per disegnare ex libris non dovrebbe impugnarla per scrivere a proposito degli ex libris che ha disegnato?

Sono fortunato ad avere trovato amanti della mia arte in tutte le parti del mondo, e perciò oso sperare che i miei amici americani mi ascolteranno cortesemente quando prometto di rispondere alle domande postemi così di frequente nelle lettere. Le domande solitamente sono queste: come disegno i miei ex libris, che cosa voglio esprimere, come certe idee mi colpiscono e per chi le converto in immagini.

Di norma, la conoscenza di coloro per i quali disegno ex libris è limitata alla corrispondenza. E una lettera rivela molto di chi desidera possedere uno dei miei ex libris; dobbiamo prima conoscerci e piacerci affinché il disegno sia bello ed adeguato. Se incontro il mio "cliente" di persona, allora la faccenda è molto più facile. Parlo con lui e provo, durante la conversazione, a scoprire il suo carattere, e faccio del mio meglio per sondare le sue inclinazioni, i suoi desideri e le sue speranze, proprio come un dottore cerca di ottenere un quadro della salute e della mente del suo paziente mentre conversa con lui.

Quando mi sono formato questa immagine, posso subito cominciare a lavorare per interpretare il carattere attraverso le linee e a riversare l'anima del mio "paziente" in una forma concreta. E qui succede che frequentemente una piccola allusione al vizio scivoli dentro questa forma, che poi segna la povera anima dell'artista, e da' occasione alla leggenda, diffusa ai quattro venti, del frivolo Marchese. E tutto ciò perché io non ritocco e imbellisco l'anima come fa di solito il fotografo da quattro soldi.

È molto interessante ottenere così tante confessioni scritte e orali. Pochi preti nel confessionale danno un'occhiata così profonda negli abissi dell'anima. Io sono il confidente di tutto, dall'amore per un fiore o un libro, alla storia di un cuore spezzato o di un segreto vizio, che sta al limite del crimine. Potrei scrivere di più, infatti, ma sono un discreto e silente padre confessore e non svelo segreti. Ma qua e là la mia penna lascia sfuggire qualcosa, molto furtivamente, nell'ornamento - un arabesco, un piccolo particolare senza importanza. Solo un osservatore dalla vista acuta mi capirà, non uno che cerca la volgarità e il realismo, ma chi capisce completamente come guardare un poeta negli occhi - perché un vero artista di ex libris deve sempre essere un poeta.

Questi sono gli stimoli intellettuali che stanno alla base dei miei ex libris. C'è molto da dire a proposito del loro aspetto puramente artistico. L'artista non dovrebbe mai dimenticare che l'ex libris deve essere un segno, una firma, un modo di rendere più bella la scritta di un nome su un libro - il successore degli scudi e dei cimieri che in origine servivano da ex libris nelle antiche biblioteche. Perciò l'ex libris non dovrebbe mai avere il carattere di un'illustrazione indipendente; le sue figure devono dare l'effetto di profili, la cornice deve dare al disegno solidità e forma.

Per questa ragione, io uso anche le mie figure come ornamenti. Una forma graziosa è spesso semplicemente l'estensione di un arabesco, e se il sottile contorno di una gamba sembra essere a volte quasi impossibile nella sua posizione è perché la linea dell'insieme lo richiede; per la stessa ragione, un'ampia sottoveste e una scarpa allacciata alta vengono disegnate per riempire la curva di un ornamento, e non dovrebbero in nessun caso essere viste come la copia fedele di una penosa realtà.

Io mi sforzo di mostrare l'affascinante forma di un corpo femminile e il delicato frusciare di una gonna di pizzo, e non il povero studio della modella Mary A. o Daisy B., adornata per l'occasione da un costume preso a nolo dal negozio dietro l'angolo. Il soggetto e la cornice, la composizione e l'arrangiamento delle luci e delle ombre devono essere formati non attraverso servili e pedisseque rielaborazioni, ma dalla vera sorgente dell'ispirazione. E' anche abbastanza naturale che l'espressività di un vecchio modello possa rimanere bella, ma la vuota imitazione di un dato stile mostra una sorprendente assenza di forza d'immaginazione. Uso spesso soggetti rococò perché le linee sottili e le delicate coccarde con i cupidi danzanti provengono spontaneamente dalla mia mano. Non ho bisogno di ponderare tra fantasie e idee; la penna disegna da sé. Io credo assolutamente che la mia mano sia guidata da un vivace e frivolo bisnonno; altrimenti non potrei nemmeno aver pensato a centinaia di queste forme, fra le quali non ce ne sono due uguali.

Un principe molto intelligente, che ha trascorso l'intera vita in castelli barocchi e rococò, una volta mi scrisse: "Tu non solo disegni rococò, tu pensi rococò."

E così, mio caro bisnonno, io ti ringrazio anche per la tua audace grazia e per la tua delicatezza di sentimenti riguardo al gusto, così come ringrazio te, cara nonna, per la serietà e la responsabilità che hai portato nel mio sangue, per l'accurato equilibrio tra bianco e nero, e per il senso dello spazio e della composizione.

Altrimenti, tutto il duro lavoro prenderebbe il volo, lasciando dietro a sé forse solo una ghirlanda di rose appassite, o la sottile scarpa dimenticata da una vergine. Lasciate giudicare ai miei cari lettori se questo non sarebbe stato un peccato!

Da The Bookplate Booklet, Kansas City, 1920.

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