15 Gennaio 1996

La mia morale

di Franz von Bayros

In un libro poco noto è narrata una storia affascinante. Un vecchio venerabile, a causa della sua calvizie, era deriso da cattivi ragazzi: "Guarda, guarda - gli gridavano - che testa pelata!". Alla fine, però, comparvero dalla foresta degli orsi che divorarono l'intera compagnia, mentre il vecchio saliva su una carrozza ed era portato dai cavalli direttamente in Paradiso, tra fiamme splendenti. Come è bella e giusta questa storia di tremila anni fa!

Oggi tutto è cambiato - in peggio, naturalmente. Solo i ragazzi cattivi sono sopravvissuti ai tremila anni, e mi gridano: "Pornografo! Erotomane! Ateo! Salvate noi e i nostri bisnipoti da quest'uomo senza pudore e dai suoi lavori"! Ma non ci sono più orsi per i maldicenti: ci sono solo accusatori pubblici che si attaccano alle mie calcagna e mi perseguitano con astio.

Io sono, nondimeno, un profeta della bellezza, proprio come il vecchio era un profeta della bontà infinita. Perché il mondo non riesce a capire che il senso del pudore è solo buon gusto, e non si trova nei regolamenti polizieschi, formulati da vecchi bigotti ed eunuchi, che o erano grandi peccatori in gioventù o non hanno mai goduto della giovinezza e del vigore?

Potete mostrarmi una bella ragazza o un uomo nel pieno delle sue energie giovanili che si riterrebbe offeso vedendo uno dei miei disegni o qualsiasi soggetto "erotico"? In ogni caso, io non ho mai avuto modo di conoscere simili persone.

Hanno riso se il lavoro era divertente, e l'hanno trovato bello se era artistico e disegnato con grazia e buon gusto; dopo cinque minuti l'avevano già dimenticato - perché erano sani nel corpo e nella mente. Solo le "esistenze" maliziose, frustrate, che vegetano ai margini della vita reale, hanno timore di una parola o di un disegno audace. [...]

Fatevi nominare una singola persona a cui ho mai rivolto una parola volgare o a cui ho mostrato uno dei miei cosiddetti "disegni pornografici". Non sono uno di quei sempliciotti che derivano un malsano piacere dal vedere giovani mogli arrossire, che toccano le ragazze mentre passano o che sussurrano nelle loro orecchie proposte oscene; non ho mai cercato altro che la bellezza, anche nei momenti di massima estasi, ed ho tentato di ritrarre con la bellezza le attività più denigrate - e più frequentemente svolte. [...]

Oso dichiarare apertamente, e lo confermerò fino al giorno del Giudizio, che non ho mai servito nient'altro che la bellezza, quella divina bellezza che venero nelle sue più piccole espressioni, quella bellezza che è musica in tutte le sue manifestazioni, e soprattutto nell'uomo.

Per quel che riguarda le pericolose conseguenze che gli aderenti alla santa Pudicitia temono ed esorcizzano nei loro incontri e sui loro giornali (così che ogni giovane donna e ogni giovane uomo ne sia messo al corrente e possa impegnarvisi a suo piacimento!), non ho mai potuto constatare che i miei disegni abbiano provocato tale eccitazione. In una società dell'ignoranza, si può far pensare alla lussuria semplicemente schioccando la lingua. Se chi ha stabilito queste leggi morali fosse anche solo minimamente psicologo, saprebbe come io so che è necessaria una certa predisposizione per le raffinatezze sessuali. Perversi non si diventa, si nasce; "pervertire qualcuno" è possibile solo a parole.

Fra le migliaia di giovani donne che un uomo può cercare di pervertire, una sola cederà; le altre non saranno disponibili o rimarranno fredde e indifferenti. Quando ho parlato nel mio studio con donne esperte, ho sempre cercato in mille modi di capire se fossero state "corrotte" da un altro uomo, da letture strane, da immagini o da qualche altra influenza esterna, e ho dovuto concludere che la loro era un'inclinazione innata. [...]

Dopo tutto, quello che mi scrivono gli amici e quello che posso capire dalle lettere di donne che ordinano ex libris o altri disegni, è che la nazione che ho dovuto lasciare* non è diventata morale dopo la mia partenza - e un'altra cosa posso constatare: l'Austria non è diventata meno morale da quando ho iniziato a lavorare qui.

Da The Amorous Drawings of the Marquis von Bayros, Cythera Press, New York, 1968

* Nel 1911 Bayros fu costretto a lasciare la Germania per sfuggire ad un processo per le sue illustrazioni dei Racconti al tavolo di Toilette. Una secondo processo, intentato nel 1913, si concluse con la piena assoluzione.

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