Exibart, 7 gennaio 2015

Gao Xingjian, sull'orlo della vita. Galleria dell’Iincisione, Brescia

di Antonia Bertelli

Gao Xingjian, sull'orlo della vita

Cinese, esiliato politico in Francia dal 1987, Nobel per la letteratura nel 2000, romanziere, drammaturgo e regista, ma anche pittore di fama internazionale. È a Gao Xingjian che la storica Galleria dell’incisione di Brescia dedica dal 29 novembre al 10 gennaio la mostra "Sull’orlo della vita”.
Un omaggio, il titolo, alla pièce teatrale scritta dall’autore nel 1993, la cui edizione italiana realizzata quest’anno dai Cento Amici del Libro è stata presentata in occasione dell’inaugurazione da un ospite d’eccezione, lo storico dell’arte Sandro Parmiggiani.
Pochi i quadri esposti, ambiziosi nella scelta del grande formato, spaziano all’interno di un ambito cronologico che va dall’avvio degli anni Novanta sino ad oggi.
La tecnica è la medesima, inchiostro nero su carta o su tela.
È dopo il confronto diretto con le opere dei grandi maestri occidentali conosciute nei musei europei, che Gao sceglie di abbandonare l’uso della pittura ad olio per far ritorno alle proprie radici nella scelta dei materiali della tradizione pittorica cinese.
Quella di Gao Xingjian è una pittura in bilico tra due mondi, una poetica in equilibrio tra due culture lontane che riflette i legami con la terra d’origine ma anche con l’Occidente, terra d’adozione dopo l’esilio politico e più ancora dopo la pubblicazione de La fuga, testo teatrale ispirato ai tragici avvenimenti di piazza Tienanmen che gli costò la messa al bando dalla Cina e la censura di tutte le opere.
In un gesto pittorico vibrante ed energico l’arte dell’estremo Oriente si mescola alla ricerca delle esperienze europee; gli strumenti antichi della pittura a inchiostro si combinano con una concezione della luce e della profondità occidentali, dando vita a un linguaggio visivo nuovo e personale che esplora le infinite possibilità del nero nelle sue nuances più intense.
Gao descrive paesaggi naturali, immagini al limite tra figurazione e astrazione, ombre profonde che visualizzano gli spazi dell’animo, «Le visioni interiori che appaiono quando chiudiamo gli occhi», dice l’artista nelle sue Riflessioni sulla pittura.
La serenità di un paesaggio notturno avvolto nel silenzio, il rumore sordo e ovattato di un temporale in arrivo, l’atmosfera malinconica di una pioggia incessante; osservare i quadri di Gao significa abbandonarsi alla contemplazione di una natura che racchiude in sé l’essenza della vita.
Una natura in cui la figura umana è spesso assente o poeticamente isolata in una dimensione di solitudine assoluta, come accade nelle sei heliogravures in mostra, le stesse che accompagnano la preziosa edizione dei Cento Amici.
Delicata e potente al contempo, silenziosa ma di grande efficacia evocativa, la pittura di Gao Xingjian vuole dare forma all’invisibile perché per citare ancora le parole dell’artista, «Nonostante il mistero della vita ci resti incomprensibile l’arte può ancora cercare di portarci qualche sorpresa».

Antonia Bertelli, Exibart, 7 gennaio 2015

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