Giornale dell'Arte, aprile 2014

«Gioietta, Penelope e Savinio»

di Ada Masoero

Articolo sulla mostra Alberto Savinio. Il sogno di un poeta, Galleria dell'Incisione

«La storia di Alberto Savinio e di mia madre Gioietta è quella di un’affinità tra due creature particolari.
Lei è stata una pianista e una clavicembalista apprezzata soprattutto nei paesi del Nord dove ha tenuto concerti quando in Italia il clavicembalo non era ancora diffuso. Gioietta e Savinio si erano conosciuti e frequentati in Versilia (dove i Savinio hanno tuttora una casa bella e misteriosa al Poveromo). Angelica Savinio, figlia dell’artista, la ricorda con affetto e sostiene che a volte suonassero a quattro mani». Così Chiara Padova Fasser ripercorre le vicende di uno dei dipinti esposti nella sua Galleria dell’Incisione sino al 4 maggio nella mostra «Alberto Savinio. Il sogno di un poeta». Si tratta di un ritratto della madre, scomparsa a 41 anni: «Fu lo stesso Savinio a proporre a mia madre, che allora aveva trent’anni, di posare per un ritratto che realizzò nel 1951, prosegue la gallerista. Nell’opera l’artista mette in luce la sua personalità e, evidenziando la mano, la sua professione, ma devo riconoscere che non rende giustizia alla sua bellezza. Mio padre, purtroppo, non acquistò il dipinto, ma sono riuscita a rintracciarla proprio per questa mostra».
Un'altra mamma, quella dello stesso Savinio (Atene, 1891 - Roma, 1952) è protagonista dell'attuale retrospettiva, forte di 15 opere tra opere grafiche, disegni, litografie e dipinti: la figura è ibridata con la poltrona in cui la nobildonna è fotografata più volte, fino a fame una «Poltromamma». Non manca una «Penelope», creatura dal corpo di donna e la testa di pellicano, in una tempera inedita del 1940, mentre un piccolo dipinto, «Les graces insulaires», è del 1928, al tempo degli «Italiens de Paris». De1 1941 è un ritratto dell'amico filosofo Andrea Emo e della moglie, mentre tra il 1947 i1 1948 si pongono la «Promenade» di due vezzosi centauri e il bozzetto per una scenografia dell'Edipo.

Ada Masoero, Giornale dell'Arte, aprile 2014

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