La Stampa - Biella, 23 maggio 2020

«Il canto delle balene da amare nei nuovi acquerelli di Giorgio Griffa»

di Paola Guabello

La Stampa - articolo sulla mostra Cetacea 2

L'artista biellese descrive un mondo acquatico sorprendente, che gioca tra mare e cielo, che sferza la fantasia e la lascia in sospeso tra le gocce scure tirate dal pennello.

«Faccio delle balene, belle, in belle pose, perché chi vede le ami - racconta Griffa svelando l'arcano della sua passione mentre con il pensiero va agli Anni 70 -. Cercavo un disco di Judy Collins, una cantante folk americana di cui avevo letto da qualche parte nel suo album, Whales & Nightingales, aveva inserito i canti di balene. Nello stesso pezzo si citava anche un altro disco uscito proprio nel '70 negli Stati Uniti, Songs of the Humpback Whale, di “canzoni” registrati da alcuni ricercatori. Allora si poteva chiedere, nei negozi di dischi, di ascoltare qualche brano. Ci si chiudeva in cabina minuscole e dagli altoparlanti inseriti nelle pareti ti arrivava la musica. La traccia nella quale c'erano i miagolii, i cigolii, i lamenti che le balene emettevano, era una vecchia ballata, Farewell to Tarwathie. Niente di che. Non comprai il disco ».

Ma le balene, come le onde del mare alla spiaggia, sono sempre tornate tra i colori, le emozioni e i pennelli del pittore biellese a intervalli irregolari. Griffa le ha avvistate nei suoi viaggi mentre con «la loro graziosa pinna dorsale» migravano nell'oceano. Nella penisola antartica si è ritrovato a leggere di loro; di Migaloo, maschio albino completamente bianco; della Balaenoptera musculus coi suoi 110.000 chili e 30 metri di lunghezza. Ha trovato disegni «spesso acquarellati poveramente ma molto intensi» fatti dai balenieri nell'800 per illustrare lotte mortali tra i capodogli e i giganteschi calamari di profondità.

«Ho letto del dispendio di energia, cui una megattera è costretta per nutrirsi - conclude -. Perciò si vedono poche immagini della bocca spalancata di un misticeto. Una cosa impressionante. È come vedere aprirsi un paracadute a forte velocità. Le fauci si dilatano, i banchi di piccoli pesci, insieme a 10-15 mila litri di acqua spariscono nell'enorme cavità orale. Poi il mare esce filtrato dai fanoni mentre il cibo resta dentro e viene inghiottito. Non dipingo queste fasi della vita dei misticeti. Chi è “sensibile” ci mette poco a trovare le balene sgradevoli e a non dare un aiuto alle molte associazioni volontarie».

Sulla carta «inquieta» che assorbe l'acquerello, alla Galleria dell'Incisione, Griffa racconta allora di balene da amare, che non cantano o parlano, che nuotano nel mare cupo o che «volano» leggere nel cielo, osservate da un piccolo Napoleone intento ad ascoltare i suoni perduti che l'acqua trasporta o incantate da un incombente mago oscuro.

Paola Guabello, La Stampa - Biella, 23 maggio 2020

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