Giornale di Brescia, gennaio 1989

«Madri e bimbi venuti dal Giappone»

di Fausto Lorenzi

Articolo sulla mostra Mamme e bambini

Nella seconda metà dell'Ottocento le stampe venute dal Giappone, che solo allora schiudeva un invalicabile mondo feudale, fecero una grande impressione in Europa, tanto da influenzare assai le nuove tendenze artistiche, dalle angolazioni e partizioni delle superfici degli impressionisti alle ricerche ritmiche e lineari dell'Ari Noveau. Una rara occasione di vedere accostate alcune stampe giapponesi dell'Ottocento e incisioni di artisti europei degli ultimi decenni di quel secolo e dei primi del Novecento è offerta fino al termine di questo mese dalla Galleria dell'Incisione di via Bezzecca 4.

Chiara Padova Fasser, che conduce la galleria, ha raccolto sotto il titolo «Mutter und Kind» un centinaio di opere dedicate al tema madre e bambino, ripercorrendo nella sua ricerca tematica i sentieri già battuti nelle mostre degli ultimi anni.

Ha così riunito le xilografie colorate giapponesi (da una matrice di legno inciso, colorata con inchiostri ad acqua) con incisioni e disegni europei, dai Nabis all'Art Nouveau, dal simbolismo nordico all'espressionismo tedesco. Una sezione è dedicata a grafiche sulla maternità di artisti bresciani, da Marilisa Pizzorno a Renato Laffranchi, da Luciano Cottini a Giorgio Bertelli e altri. La piccola rassegna di silografie giapponesi segna il passaggio, nell'Ottocento, da un estetismo di aristocratica lontananza e maniera a un'attenzione realistica alle «scene della vita fugace». In un universo che resta cerimoniale e minuzioso s'affacciano bozzetti affettuosi di vita quotidiana,' Come in Kuniyoshi e in Kunisada, allievi nella prima metà del secolo dell'iniziatore della scuola realista, HokusaL Raccontano di mamme che allattano o che proteggono i loro bambini, di golosi assaggi di dolci, di «sagge e brave signore». Se i soggetti sono nuovi, i paesaggi sullo sfondo sono classicamenteidilliaci, ripetendo una millenaria tradizione di sensitività lirica nelle annotazioni snelle e leggere. Da scene precise e delicate, con una vena d'umorismo gentile, come in Eizan, si passa nella seconda metà dell'Ottocento a schizzi di maggior effetto e drammaticità, a un realismo più popolare fino alla satira del novecentesco Koichiro, quasi una vignetta del nostro Tofano. Fra i pezzi più interessanti della selezione europea, dove il «giapponismo» ha giocato la sua parte, stanno alcuni lavori tra Art Noveau e Secessioni germaniche. Cosi, una «matita» del nabi Maurice Denis, cancellata ogni asprezza drammatica, cerca nei profili di madre e figlia un'armonia spirituale (1900); una litografia (1897) del francobelga Henri Evenepoel («In piazza») rende un bozzetto naturalistico di mamma con figlia recalcitrante con umorismo, alla maniera delle «affiches», giocando con variazioni fitte e sottili della linea; un'acquaforte (1914) di Adolfo Wildt traccia una maternità sinuosamente stilizzata in una ricerca di assoluta essenzialità. Dall'area nordica affiorano le scenette di vita domestica dello svedese Carl Larsson; la madonna popolana di Anders Zorn; la favola naïf del danese Henry Heerup. In area tedesca, tra Jugendstil e Secessioni espressionistiche, spiccano il classico-decadente Max Klinger (qui in un saggio, 1889, più «floreale», ma sempre di viva plasticita); la belga George Minne con una languida scarna madre che si stringe il bimbo (1901); Gabriele Munter con una ironica xilografia a colori (1907); Maria Uhden con il favolismo popolareggiante degli «zingari a riposo» (1918); Rudolf Schlichter con un'acquaforte di michelangiolesca ma grottesca monumentalità e con una litografia del 1920 che offre allo stesso tema della maternità una più intima affettuosa quotidianità.

Fausto Lorenzi, Giornale di Brescia, gennaio 1989

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