Bresciaoggi.it, 29 ottobre 2011

«Manzella, Pericoli e il paradosso»

La contraddizione della pittura figurativa, il paradosso della mimesi, veniva acutamente sottolineato, mezzo secolo fa, da Merleau-Ponty: il filosofo francese conclude la sua riflessione su L'occhio e lo spirito facendo notare che se è pur vero che nessuna rappresentazione ha mai potuto tradurre il grappolo d'uva che la realtà porge all'uomo dai filari di vite, è tuttavia altrettanto vero che «il grappolo di Caravaggio è l'uva stessa». Ogni autore che si rivolga alle regole della verisimiglianza non può che misurarsi con questa dimensione; due mostre bresciane, aperte in questo periodo, suggeriscono questa riflessione e aiutano a svelare le risposte della recente pittura ad un dubbio non evitabile. Il «nostro» Marco Manzella, con il suo procedere espressivo riconducibile alla mimesi (galleria Entroterra), documenta come la scelta linguistica sia consapevole dell'equivoco del linguaggio, aprendo la porta alla citazione dotta; con modalità diverse e tuttavia riconducibili al medesimo assunto, Tullio Pericoli, di cui la Galleria dell'Incisione espone una sintesi cronologica che copre un arco quarantennale, evita il bisticcio utilizzando tanto l'ironia, quanto la memoria, per cui invenzione e realtà coesistono.
Manzella non è e non vuole essere un secentista, che imita la ruggine o l'infinitesimale ragnatela; accetta la pittura per quel che è, o è stata nella storia, con un occhio specifico verso il Novecento; dialoga con i limiti della pittura ad iniziare dal Grande Metafisico, espressamente richiamato sulle tavole. Lo stesso titolo della mostra, che evoca una poetica e irrealistica dimensione di vita (Il canto del pino sull'acqua), aiuta il lettore ad entrare con occhio attento nell'opera; allora le figure che sorgono da un'acqua rigida (omaggio diretto ai Bagni misteriosi di De Chirico), o la consistenza corporea delle nubi, come un fondale di scena (omaggio forse a quella cultura toscana, che rappresenta per Marco le origini come restauratore), tutto conduce il nostro sguardo ad una presenza ad un tempo mimetica e fantastica, unica condizione forse per superare il paradosso citato in apertura.
Diversa la modalità di Pericoli: in un percorso quarantennale, facilmente riconducibile, pur nella grande varietà delle forme e dei temi, ad unità, il grande interprete visivo della cultura contemporanea, con i suoi ritratti e la sua ironia, documenta, specialmente nella costruzione di straordinari paesaggi, come la fantasia richiami la mano e la riconduca, costantemente, alla natia terra marchigiana. Dietro l´isola di Robinson o dietro il viaggio alla ricerca di una natura, ritrovata per avventura in un giocattolo infantile emerge con forza un amore del luogo, che scardina le stesse regole dell'ironia, fondamento del suo fare immagine.

Bresciaoggi.it, 29 ottobre 2011

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