Bresciaoggi, 12 maggio 2012

«Matticchio, il surreale universo dei gatti dall'"anima" umana»

di Giampietro Guiotto

LA MOSTRA. Felini e piante sono la chiave per entrare nella dimensione trasognata del bimbo nascosto in ogni persona.
Quarant'anni di disegni in bilico fra humor, poesia e paradossi raccolti nella rassegna-antologica allestita alla Galleria dell'Incisione

Ne «Il libro dei gatti pratici del Vecchio Possum», il poeta Thomas Stearns Eliot si interrogava, nell'anno '39, sull'importanza del nome da conferire ai diversi gatti sparsi nel mondo, perché Platone o Elettra «come potrebbe, altrimenti, mantenere la coda perpendicolare, mettere in mostra i baffi o sentirsi orgoglioso»? Gli stessi problemi, relativi ad un universo surreale ed assurdo, animati da gatti premurosi e comprensivi verso i loro padroni, compaiono nelle vignette dell'artista Franco Matticchio, nelle quali il gatto dell'opera «Pat... pat» batte con tono consolatorio sulla spalla della giovane padroncina in lacrime.
PIÙ IN LA, una combriccola di chiassosi cavalli, artatamente in piedi sulle due zampe posteriori, incita i fantini a gareggiare nell'ippodromo, mentre un muratore, rigorosamente in canottiera bianca e barchetta di giornale in testa, porta poi a spasso una neonata nella «carriolina». Quest'ultimo, nella sua ordinaria passeggiata, non si accorge di essere immerso in un universo fantastico, appositamente predisposto dal disegnatore Franco Matticchio e fatto di giochi di parole, inversioni di senso e fughe dalla logica del reale. Nei disegni dell'artista, infatti — ultimamente esposti nella scorsa Biennale di Venezia e utilizzati come titoli di testa per il film «Il mostro» di Roberto Benigni del '94 o apparsi in riviste come Linus, King, Moda o Linea d'Ombra, solo per citarne alcune —, egli ci racconta l'ordinarietà e la banalità del nostro vivere quotidiano, in bilico tra humour e poesia, tra assurdità e paradossi, costruendo immagini che esplorano le zone del pensiero recondito, fino a trascinarci nelle visioni misteriose dell'assurdo, che lambiscono la dimensione trasognata del bambino che ognuno porta dentro di sé.
IN QUESTA MOSTRA bresciana, che raggruppa molte opere realizzate nell'arco di quarant'anni, si incontrano gli stessi animali sempre più buoni e intelligenti degli uomini, nonostante siano spesso maltrattati e incompresi, piante e oggetti che animano realtà virtuali, come avviene nel web e nei cartoons, uomini e bambini dispettosi, persi nel fumi surreali e poetici, delicati e scanzonati. Nell'universo magico e divertente di Matticchio, popolato da cani fedeli, che vorrebbero spegnerci la lampada con un'alzata di zampa, si ritorna a sorridere, a giocare con l'illogicità delle nostre azioni, a riconsiderare il divario tra realtà e finzione, tra verità e immaginazione.
Franco Matticchio: «Disegni Sparsi 1972-2012, Brescia, Galleria dell'Incisione (via Bezzecca, 4); fino al 1, maggio.

Giampietro Guiotto, Bresciaoggi, 12 maggio 2012

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