La Stampa (Biella), 5 giugno 2018

«Moby Dick e altre balene negli acquerelli di Griffa»

di Paola Guabello

Nuotano maestose, imponenti e terribili nelle profondità degli abissi. Poi emergono prepotenti con poderosi colpi di coda le balene di Giorgio Maria Griffa. Una raccolta di trenta acquerelli, dedicati alla megattera e al capodoglio, sono esposti fino al 15 luglio a Brescia, in occasione di Cetacea, la mostra alla Galleria dell’Incisione che prone anche una collezione di disegni, sempre legati «al profondo blu», firmati da Andrea Antinori, Andrea Collesano e Andrea Pedrazzini. I giganteschi mammiferi che descrive il pittore biellese sono lottatori antichi, segnati dalle cicatrici degli scontri tra maschi, con le pinne a brandelli, capaci di salti maestosi e immersioni repentine. Animali tormentati e inquieti, confusi fra i flutti tracciati dal pennello sulla carta, che risvegliano paure infantili evocate dall’enorme pesce cane di Collodi - diventato balena in tempi moderni - e quelle adolescenziali e più avventurose della perfida Moby Dick descritta da Melville. Da sempre l’acquarello è la tecnica che più soddisfa l’autore nel riportare sulla carta i ricordi dei suoi «appunti di viaggio», realizzati in terre lontane e prevalentemente dedicati a paesaggi marini, a relitti abbandonati sulle spiagge e fari solitari. Ma negli ultimi due anni Griffa ha dedicato la sua ricerca artistica allo spirito avventuroso del Novecento. E così dopo la narrazione per immagini dell’incredibile spedizione Endurance di Sir Ernest Shackelton e del suo equipaggio nell’Antartide, (proposta in un recente allestimento a palazzo Ferrero, a Biella), questa volta tocca al capolavoro della letteratura americana di Herman Melville e alle balene. «Seppur scientificamente classificate, per noi sono animali alieni - spiega Griffa -: seguono campi magnetici invisibili, vedono grazie al suono e sentono col corpo. Riprendendo le parole di Ismaele, il marinaio narratore in Moby Dick “prima o poi rimarranno solo loro e torneranno a nuotare, come un tempo, dove ora ci sono le Tuileries, il castello di Windsor, il Cremlino”».

Paola Guabello, La Stampa (Biella), 5 giugno 2018

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