Il gioco del “pachis”

Il gioco del “pachis”

Dalla collezione di arte orientale Giacomo Mutti.

Miniatura indiana, sec. XVIII

25,5x40,5 cm

Provenienza: Mewar.

L’episodio è tratto da un racconto popolare rajasthano, che si incentra su una partita a pacisi fra un principe e una dama, forse la sua favorita. Il pacisi, detto anche copar, è un gioco indiano che si gioca con tre lunghi dadi di forma parallelepipedo, con quattro serie di pedine d'avorio di quattro diversi colori che vengono spostati entro le caselle di una scacchiera di stoffa cruciforme.

La giovane donna, vestita con un corpetto verde ed una bellissima gonna bianca a foglie e fiori, indica al principe che tocca lui tirare i dadi che tiene nella mano destra. I due sono seduti su una terrazzina in riva al fiume, mentre sulla destra un inserviente presso un albero sgozza una pecora e al di sopra il re attende assiso l’esito della partita. Al centro, dietro i giocatori, due alberi di cui uno è un banano fiorito, i cui piccoli fiori bianchi, in parte caduti e portati dal vento, si sono sparsi lungo la riva. A sinistra compare un musico azzurro (un sacerdote vishnuista) che reca uno strumento a corda, provvisto di due zucche in funzione di casse armoniche: a fianco di questi si erge una roccia bianca, evocante il lingam, simbolo fallico di Shiva.

Più sotto un busto nudo di giovane donna entro un disco rosso, una bianca cicogna e suppellettili per bevande dolci posati presso la terrazzina. Tanto il principe che il re recano dipinto sulla fronte il simbolo a «V» dei seguaci di Vishnu, mentre la giovane dama ha i segni orizzontali della fede shivaita. Il significato della scena non è ben identificabile, mancando la traduzione della scritta tracciata sul cartiglio giallo superiore.

Gli indiani, inventori di tutti i giochi tradizionali conosciuti, compreso quello degli scacchi, sono sempre stati tenaci amanti del gioco, tanto che nel grande poema epico Mahabharata i fratelli Panduidi si giocano tutto, denaro, gioielli, il regno e persino la moglie, la cui perdita li costringe ad andare in esilio in attesa della rinvincita sui cugini Kuruidi.

Da L'India sognata. Mostra di miniature indiane dal 17° al 19° sec., a cura di Giacomo Mutti, 2001

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