Otto Greiner

Otto Greiner (Lipsia 1869 - Monaco 1916)

Gea

Puntasecca su carta giapponese color camoscio, 1911

(Nell’immagine: particolare) Vogel 93 XVIII. Firmato e datato in basso a destra: “Roma, 12 settembre 1911”. Ultimata nel 1912, dopo cinque anni di studi ed elaborazioni, spicca tra le ultime opere grafiche di Greiner questa puntasecca, raffigurazione fantastica della potenza creatrice e della fertilità inesauribile della madre arcaica terrestre. (Da “Il sogno mediterraneo”, a cura di Emanuele Bardazzi e Donatella Cingottini.) La rappresentazione è una personificazione dell’inesauribile forza procreatrice e fertilità della Madre Terra, esplicata attraverso l’eterno ringiovanire del genere umano che dal momento della nascita, lungo vie stabilite, compie il suo ciclo. Geni benevoli prendono il bambino alla sua nascita e, attraverso i giorni della sua gioventù, accompagnano il sassoso cammino della vita fino alla vetta. L’essenza della vita è però la lotta per l’esistenza che ognuno deve sostenere per la sua propria persona e per la propria sopravvivenza, l’uomo , in particolare, anche per la sua patria e per i più alti beni del suo popolo. Questa lotta giunge ad un’espressione artistica attraverso lo scontro tra Romani e Germani, un’immagine che era molto vicina all’artista tedesco che viveva sul suolo romano, ma che in lui era suscitata anche dai rilievi storici sull’arco di Costantino che erano immediatamente nelle vicinanze della sua abitazione. Con il morire o il soccombere del genere umano nella lotta per la sua esistenza, inizia il processo del suo rinnovamento. Gea, una matura, materna apparizione, riposa dormendo in seno alla Terra; sotto la superficie della crosta terrestre, in una grande caverna, sta rannicchiata, mezza seduta e mezza inginocchiata. Il capo è inclinato e riposa sulla spalla e sul braccio destro; questo appoggia sul ginocchio piegato e sulla gamba destra raccolta, la mano destra poggia sul capo. La gamba sinistra riposa poggiando per terra, piegata al ginocchio. A sinistra, al margine, siede un genio femminile e prende i neonati che vengono dal ventre di Gea sorridendo loro amorevolmente; a destra, a suo fianco, giocano due bambini. Ancora, a destra, tre piccole bambine: una bacia la gamba di Gea, una seconda è a cavalcioni di questa, e la terza cammina spensierata. Il dio Pan, del quale una zampa caprina viene abbracciata da un secondo genio famminile, solleva con entrambe le braccia un bimbo verso il seno di Gea, che questa preme tra le due dita della mano sinistra per dare nutrimento al neonato. A cavallo della zampa destra di Pan un fanciullo fa cenno alle tre bambine di avvicinarsi. A destra un sentiero roccioso si inerpica su una roccia sulla quale un altro genio femminile sta rannicchiato piegato in avanti e aiuta due piccole bambine ad arrampicarsi. Al di sotto sta un ragazzino sorridente con le braccia protese in alto. Sopra la zolla che ricopre l’interno della terra, a destra un uliveto, a sinistra un combattimento tra Romani e Germani, nell’angolo a destra, sguardo su un paesaggio con alberi. Cielo chiaro. Contornato da linee sottili.

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