Bresciaoggi.it, 22 ottobre 2011

«Pericoli, i solchi dei campi diventano rughe della natura»

di Giampietro Guiotto

MOSTRE. Alla Galleria dell'Incisione una cinquantina di opere del disegnatore marchigiano realizzate tra il '75 e il 2010

I suoi paesaggi trasfigurano la realtà diventando evocativi simbolici, irreali e quindi favolistici. Ogni collina è un racconto a sè.

Dagli anni '60, Tullio Pericoli, pittore e disegnatore marchigiano trasferito a Milano, diffonde la sua concezione di arte in molte testate italiane e straniere con la ritrattistica e il fumetto satirico, realizza disegni di scene e costumi per l'Opera, ma la sua vera vocazione artistica è strettamente legata al tema del paesaggio d´origine, vero luogo di intima ricerca pittorica e grafica degli ultimi anni. Lo sottolinea altresì
la selezione di venticinque incisioni, di una trentina di disegni e acquerelli e di una decina di olii di questa mostra bresciana, che articola l'evoluzione tematica ed espressiva degli ultimi venticinque anni della produzione dell´artista. La sua arte, infatti, è mezzo per instaurare un silenzioso dialogo con la dolcezza del paesaggio delle Marche, esuberante di sommità collinari tempestate da alberi, che, nella forma della grande chioma, ripetono l'icona della piccola foglia, modalità per giocare con l'ambiguità della rappresentazione figurativa e astratta, contaminata da incursioni ironiche e surreali, o più semplicemente strumento tra i più idonei per abbandonarsi ad esso. Il paesaggio è
talmente percepito come totalità, che lo sguardo irrimediabilmente si perde, fino a vagare in uno scenario naturale troppo evocativo, simbolico e, dunque, irreale e favolistico. Non vedo niente intorno al paesaggio, diceva Magritte, perché l´artista trasfigurava la realtà, al pari di Pericoli che percorre e ripercorre i solchi dei campi come fossero rughe di un volto di natura battuta dal tempo e dal lavoro dell'uomo. Ogni collina è racconto di vicissitudini umane intrecciate alla vita e alle stagioni della natura, insieme di tracce antropologiche e botaniche, tanto che il foglio da disegno appare un mappale di scritture e di segni corrosi dal vento, collage luministico nel quale si
incastrano i bagliori dei pendii al solivo e le oscurità dei declivi al rezzo. L'alta prospettiva aerea, alternata a quella radente a volo d'uccello, utili a focalizzare il paesaggio come scacchiera di campiture astratte, accompagna la materia pittorica oleosa nello scivolare tra anfratti e dune lussureggianti e verdi, incalza il disegno dei rivoli sottili e delle fluidità lineari, incise con la matita, e accoglie dolcemente le trasparenti ondate dei discreti acquarelli. Gli umili colori di terra accolgono l'ariosità e il silenzio del paesaggio, ormai trasformato in luogo della commozione e del sentimento della natura, soffocati dalla società del nostro tempo. Esso ritorna ad essere spazio dell'emozione
che trattiene l'essenza della terra e della vita indissolubilmente palpitanti.

Giampietro Guiotto, Bresciaoggi.it, 22 ottobre 2011

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