Dicembre 2015

«Pierre Pellegrini. Non d’inchiostro ma di luce»

di Luca Agliardi

Il passo più difficile è il primo oltre l’uscio; superato questo, la strada diventa complice del viaggiatore al quale soddisfa ogni necessità fino a regalare spettacoli difficili da raccontare anche alle penne più ardite.
Non d’inchiostro ma di luce è il taccuino di Pierre Pellegrini, fotografo svizzero che negli ultimi anni ha catturato panorama dalle sue terre fino a quelle italiane.
Nato a Sorengo nel 1968, fin da bambino è attratto dalle atmosfere montane del Canton Ticino e parallelamente agli studi architettonici, si avvicina all’ottava arte col dovere quasi pirandelliano di riprendere in modo opportuno i differenti soggetti che gli bussano alla porta.
Nelle sue opere, Pellegrini non ritrae solo brughiere immerse nella nebbia mattutina e specchi d’acqua che riflettono il cielo, ma mostra qualcosa di sfuggente come il tempo stesso grazie a un’esposizione prolungata che raggiunge gli otto minuti.

Pierre Pellegrini, Foto di gruppo
Pierre Pellegrini, Foto di gruppo

Le sfumature aprono la strada a una realtà differente; lo spettatore viene accompagnato in un nuovo scenario altrimenti invisibile in cui ogni cosa è un paradosso e i ritmi quotidiani rallentano per contemplare suoni e colori della natura selvaggia. L’apparente fissità delle scene è un’illusione legata all’abilità del fotografo di rendere nitidi e precisi i dettagli come fossero ripassati a china.
Il formato quadrato unito alla scelta del bianco e nero spingono Pellegrini a travalicare le regole della classicità, realizzando geometrie che talvolta aiutano a seguire l’andamento della scena incuriosendo lo spettatore sull’invisibile oltre la cornice.
La natura è padrona di una scena estremamente bilanciata e calcolata, dalla cui razionalità tuttavia emergono le sinuosità tipiche dell’universo umano in una metamorfosi femminea di silhouette tondeggianti e bianche come la neve sulla quale gli alberi danzano o restano solitari a contemplare l’infinito.

Pierre Pellegrini, Solitario 1
Pierre Pellegrini, Solitario 1

L’uomo resta sullo sfondo e diventa il solco di un aratro nel terreno tracciato per permettere all’acqua sottostante di riflettere il cielo, che in questo modo può mescolarsi alla terra e alle chiome degli alberi grazie a una sfumatura giocosa tipica dell’infanzia, quando la grafite della matita temperata veniva stesa sul foglio bianco.

Pierre Pellegrini, Linee della natura
Pierre Pellegrini, Linee della natura

Anche se i paesaggi si avvicinano alla civiltà non mancano le atmosfere sospese di quella sensazione che precede la veglia, il tempo in cui i pensieri sono offuscati ma è ancora possibile sfiorare i sogni di qualche istante prima.
Ed ecco le prime luci dell’alba incontrare scenari crepuscolari arricchiti di bagliori e ombre altrimenti irraggiungibili che trasformano lo scatto in una composizione nella quale ogni elemento trova una propria dimensione creando insieme agli altri l’incipit di un’avventura che attrae lo spettatore in un luogo incantato, dove la quotidianità è destrutturata e rivestita con abiti nuovi e ricchi di emozioni da trasmettere.

Pierre Pellegrini, Il silenzio del mattino
Pierre Pellegrini, Il silenzio del mattino

Pellegrini dimostra come al giorno d’oggi le persone abbiano bisogno di rallentare per contemplare al meglio quanto accade intorno a loro senza tuttavia estraniarsi dalla società.
Ognuno deve costruirsi un proprio spazio per contribuire a illuminare il disegno collettivo secondo nuove concezioni di luce; per farlo, deve dimenticare tutte le conoscenze pregresse, allacciarsi le scarpe e fare il primo passo.

Luca Agliardi, dicembre 2015

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