Corriere della Sera, 13 aprile 2012

«Quel Gatto Jones di Matticchio è un po' Bob Dylan»

di Alessandra Troncana

Alla Galleria dell'Incisione i «Fogli sparsi» dell'illustratore varesino che nel '79 debuttò sul Corriere e ha disegnato per Benigni
Franco Matticchio è un grafomane. Dategli un brandello di carta, una carta da pacco, una carta di giornale. E un disco di Bob Dylan. Lui, con Blowin' in the Wind nelle orecchie, li disegna ovunque, i suoi mondi gulliveriani, con scoiattoli che scrivono al computer, piante che parlano, mele giganti, donne sull'orlo di una crisi di nervi. E poi c'è il Gatto Jones, ovviamente, il gatto corvino con un ventre pantagruelico e l'occhio sguercio, suo compagno di bevute nelle peggiori bettole delle peggiori periferie. È lui, il Gatto Jones, il soggetto prediletto dall'illustratore varesino, che il suo primo lavoro l'ha pubblicato sulla terza pagina del Corriere della Sera un giorno del 1979. Alla Galleria dell'Incisione, in via Bezzecca, ci sono tutti i suoi «Fogli sparsi» appesi alle pareti, quelli che ha fatto per il New Yorker, per Internazionale, per i libri di Gadda e per «Il Mostro» di Benigni. C'è pure il cartoncino di una scatola di biscotti su cui ha ritratto il Gatto Jones. Scrutando queste scene paradossali, sardoniche e infantili, si capisce che niente è intenzionale nel tratto sintetico e certosino, nei personaggi maldestri e malinconici, che non si sa da dove vengano, a quale fiaba appartengano, dove siano diretti. Si sa solo quale canzone canticchino per strada: una qualsiasi di Bob Dylan.

Alessandra Troncana, Corriere della Sera (Brescia), 13 aprile 2012

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