Exibart, 29 maggio 2015

Richard Müller, disegni e incisioni Galleria dell’Incisione, Brescia

di Antonia Bertelli

Antonia Bertelli, Richard Müller. Disegni e incisioni

"Le lezioni del nostro insegnante capo, il professor Richard Müller, non erano da prendere sottogamba. Muller era un accanito sostenitore della disciplina e della puntualità militare; egli stesso un instancabile lavoratore, restava al proprio posto dalle sei del mattino sino alle otto di sera, e quando faceva scuro lavorava alla luce della lampada.”
Così nel 1984 George Grosz ricorda nella sua autobiografia il vecchio maestro d’incisione negli anni di studio all’Accademia di Dresda.
Insegnante rigoroso ed esigente, pittore, ma soprattutto disegnatore e incisore di straordinaria perizia, Richard Müller è protagonista fino al 7 giugno alla Galleria dell’Incisione di Brescia con una mostra, la terza a lui dedicata nella quarantennale storia della galleria, che ripercorre l’opera a lungo dimenticata di una tra le figure più emblematiche e singolari nel panorama artistico mitteleuropeo tra Ottocento e Novecento.
In bilico tra le suggestioni dell’universo simbolista e intuizioni che anticipano le ricerche della Nuova Oggettività, Müller ci trasporta entro un mondo magico e surreale in cui l’esattezza del tratto e la minuzia realistica del dettaglio divengono strumenti prescelti di evasione dalla realtà.
Con un effetto straniante e di fascino misterioso nel lavoro dell’artista convivono suggestioni appartenenti a mondi lontani ed estranei tra loro, e si delineano i contorni di una visione onirica dai toni spesso cupi e sottilmente allusivi.
Così in Una parrucca rubata, in uno scenario percorso da un’ironia cinica e pungente, una scimmia in equilibrio sui tetti innevati si lascia rincorrere dall’anziano proprietario della parrucca che tiene tra le zampe, quella stessa scimmia che di fronte al gesso di un’afrodite classicheggiante in Col più grande entusiasmo si gratta beffarda e irriverente.
E ancora donne languide e sensuali elegantemente guantate e dal volto spesso celato dialogano silenziosamente con animali ambigui e minacciosi nell’affascinante serie conosciuta come La bella e la bestia; armadilli, formichieri, scimmie e soprattutto marabù, uccello prediletto da Müller e dalla simbologia ricca e complessa, idolo sprezzante di fronte ad un’umanità formicolante e indifesa nelle diverse versioni de La grande bestia.
Protagonisti indiscussi dello sfaccettato immaginario mülleriano gli animali non sono solo presenze inquietanti e sibilline dalle variegate accezioni metaforiche, ma anche oggetto di una passione sincera e affettuosa nel ritratto dell’amato Quick, e nel bellissimo gatto accovacciato morbidamente sul davanzale di una finestra aperta, così come nei lavori dedicati al tema degli animali in cattività; in mostra le incisioni Ippopotami e Iena, rassegnati prigionieri di cui Müller denuncia il dramma di un’assurda condizione.

Antonia Bertelli, Exibart, 29 maggio 2015

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