Giornale di Brescia, 25 ottobre 2007

«Tessitura e ricamo delle trame dell'esistenza»

di Fausto Lorenzi

Tessitura e ricamo delle trame dell'estistenza

Sono state le avanguardie del primo ’900 a riscoprire ricamo e cucito - tradizionalmente «espulsi» dall’arte alta - come linguaggi trasversali tra classi e popoli. Muovendo dalle artiste delle avanguardie russe, il linguaggio del ricamo, nella nostra recente cultura sistema di segni tradizionalmente femminile, è diventato anche un riconoscimento dei sessi, un’uscita dalle mura delle stanze delle donne e dei pregiudizi. Oggi numerosi artisti lavorano proprio con l’ago come con un pennello e coi fili come colori, volendo riannodare una storia collettiva. Magari un filo tra artigianato, moda e glamour, come ha mostrato proprio un artista bresciano diventato star internazionale, Francesco Vezzoli, che muovendo dal punto-croce su foto di dive e divi dello schermo ha riannodato trame, sentimenti, vezzi e passioni del grande immaginario popolare.

C’è un preciso senso dell’ordine che si è tramandato nell’arte decorativa del ricamo, nella ripetitività modulare di motivi che rimandano a una catena di simboli e ideografie risalenti a ritroso persino ad ataviche forme di percezione del mondo, in un equilibrio ritmico che percepiamo come bellezza - in corrispondenza a un «canone». Ma c’è anche la funzione propria della tradizione decorativa di avvicinamento a stilizzazioni magiche, alla ripetizione di motivi ancestrali con significati religiosi, taumaturgici, propiziatori, che vogliono mettere in sintonia col grembo della natura.

Luciano Ghersi - che ritorna a La Parada (via Milano 64, fino al 2/11, info 335.563350), invitato da Gi Morandini - da decenni lavora al telaio, a mano libera ed a pedale, intrecciando su lana e cotone quella che lui definisce «ipertessitura», a dire la trama culturale - la sua «sovrastruttura» - tra senso dell’ordine (è stato partecipe delle ricerche concretiste e ottico-visuali) e «disordine» dell’ironia, nel rovesciamento del gioco linguistico, affinché queste tessiture diventino scritture comuni dell’esistenza, che trattengono il ritmo del tempo: ha superato la pittura perché in essa «i segni sono dipinti sulla superficie della tela, mentre nella tessitura i segni sono nella struttura stessa della tela».

Nel fare, egli offre anche una sorta di analisi semiologica e di destrutturazione del testo. Collega le antiche culture nomadi del tappeto da arrotolare per il viaggio con le grandi manifatture orientali e vi innesta le ricerche dell’arte occidentale, specie nelle astrazioni segniche e nelle ricerche di simboli universali novecentesche. Dimostra così come il linguaggio astratto si integri nel lavoro dell’uomo, in una necessità pratica, ma anche di comunicazione estetica. L’esistenza, sembra dirci, cerca un ordine, ma c’è sempre una smagliatura, una rottura di ritmo nella tessitura del tempo. Sicché l’arte della tessitura si fa anche mappa antropologica, in nuclei di tensioni accumulate e insieme, in una strutturazione compositiva addirittura classica, nei gangli di un codice linguistico universale.

Il ricamo come disegno incarnato in una imbastitura della vita, tanto che incorpora anche spine e spilli, ossidazioni e incisioni su vetro, è invece al centro del lavoro della ferrarese Ketty Tagliatti, alla Galleria dell’Incisione, tutto dedicato al tema della rosa (via Bezzecca 4, fino all’8/11, info 030.304690). Tagliatti è stata allieva di Concetto Pozzati, di cui sembra ripercorrere un certo tragitto da «dentro la natura», in figurazioni embrionali, efflorescenti e magmatiche, all’«impossibile paesaggio» di sagome che tracciano una sorta di dizionario figurato, un inventario in cui al segno è affidato il ruolo di poetico artificio che fa sgorgare e insieme «ordina» umori e passioni. Sotto trame apparentemente decorative e astratte, Tagliatti traccia - anzi «scarifica» - le fibre dei sentimenti e delle passioni, le pulsioni erotiche e le contrazioni dolorose, ma anche la pazienza della coltivazione come cura e disegno della terra: sono immagini che stanno appunto sottotraccia, o sottopelle, tra pulsione e forma.

Fausto Lorenzi, Giornale di Brescia, 25 ottobre 2007

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